giovedì 26 marzo 2015

Dall'orto con amore


E fidati delle cose chiare non delle cose ovvie, di quelle luminose e non di quelle illuminate, di chi capisce poco e non ha visto tutto, che scoprire è meglio che capire, capire è meglio che spiegare, fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene e non delle canzoni, di chi ha messo la testa a posto e non ricorda dove, di chi balla per la strada soprattutto quando piove...



Piccole sporadiche apparizioni e, ogni volta che mi metto a scrivere qualcosa su questa pagina è come se fosse la prima, tante cose da dire, tanti gli stravolgimenti degli ultimi mesi, poco per volta, cerco di fare ordine tra le mie idee, ma mi accorgo che in realtà non posso dare un ordine perchè le mie idee sono un frullato di mille cose non separabili, imprescindibili l'uno dall'altra. 



Semplice e buono: Cofana ocra dishesonly
Capricorno ascendente vergine: non sono così ordinata o così schematica come vuol fare capire il mio segno: l'ordine e il disordine sono relegati a ben delineati campi, e di certo non posso dire di avere una vita ordinata. Ricordo a mente soltanto gli impegni di lavoro, tutto il resto si perde in un limbo di pensieri che ogni tanto riaffiorano in un "cosa dovevo fare...chi dovevo incontrare", così l'anno passato ho deciso di agire da grande, (perchè io il diario l'ho sempre odiato...anche a scuola) ho deciso di avere un'agendina, ma questo non mi salva dal dimenticare cose importanti  " quante ore ho lavorato, quanto ho speso per...." Mia zia, quando ero piccolina, mi chiamava "perditempo Michela",  e anche se in realtà non sono una perditempo, le divagazioni mi piacciono...Il mio lavoro coincide con il mio hobby, con quello che mi appassiona, con il mio tempo libero, con i miei desideri futuri, passati e presenti. 


Non una cosa è vissuta senza pensare al cibo e a tutto quello che gli sta intorno, e mi sento fortunata per aver scelto consapevolmente questa strada. Bhe cucino, cucino per lavoro cucino per gli amici, cucino per la famiglia...cucino perchè ne ho voglia, cucino perchè amo il colore degli ortaggi, cucino perchè sono felice di avere un determinato ingrediente, cucino con mio fratello perchè mi piace vederlo felice quando la planetaria gira. Non ho memoria della mia vita senza il rumore di una cucina in movimento...ho memoria delle frittatine al sugo della domenica, del ragù messo su alle 6 del mattino, dei miei risvegli al soffritto, di nonna e i calamari ripieni poi ricuciti con ago e filo, della tonnina al sugo, di nonno e le castagne bollite, la salsa di pomodoro d'estate e la melassa di fichi custodita sino alle feste di natale in cui si apriva per accompagnare le sfincette natalizie. Mamma e nonna alle prese con le mie torte di compleanno, la prima volta che mangiai il gatò al ragù e mi parve una cosa dell'altro mondo, i brasati, i timballi, le pesche al vino bianco, la pasta aglio e olio e acciughe di mio nonno...


Piatti dishesonly

Per me cucinare è questo, potere e sapere ricreare una situazione familiare e calda, mi piace che la gente non sia a disagio, mi piace che la gente abbia confidenza con il cibo, con quello che sta mangiando, che l'approccio sia immediato, che non ci si debba riflettere troppo su. In questi giorni, ho avuto la fortuna di conoscere un'azienda che ho subito amato per la particolarità dei loro piatti, per quello che i loro materiali riescono a dare in termini di bellezza e semplice eleganza: così per caso, in un periodo strano delle mia vita da blogger, quasi a volermi spronare a continuare inizia la mia collaborazione con dishesonly. L'azienda collabora con molti designer, per cui è facile trovare stili diversi adatti ad ogni tipologia di tavola, di carattere, di cucina, di pietanza. Sul sito potete ordinare online quello che più vi piace e state sicuri che troverete del personale superattento e superdisponibile. Divertentissimo è il servizio swap per cui se vi siete stancati del vostro set di piatti potrete ricevere un buono sconto spendibile sempre all'interno del sito. La mia cucina di casa è semplice e dato che la primavera è appena entrata mi sembrava doveroso dare il benvenuto alle foglie...un piatto veloce che non richiede la bilancia e attenzioni particolari, e in un periodo in cui si gioca ad essere chef, io gioco ad essere casalinga:-)

Pesce piatto dishesonly
Dall'orto con amore
Ho pulito foglie di rucola, radicchio, canasta, finocchio le ho messe in acqua fredda e tagliato diverse cimette di cavolfiore che ho sbollentato in acqua salata alcune le ho messe da parte e fermato la cottura in acqua fredda altre le ho fatte cuocere qualche minuto in più perchè successivamente sono state schiacciate e vi ho aggiunto 1 uovo e qualche cucchiaio di pangrattato aggiustato di sale e pepe, e fatto delle polpettine panate nel pangrattato e fritte in olio di semi ben caldo. Ho preparato una citronette alla senape mescolando in un barattolo olio , succo di limone e senape rustica, sale e 1 spicchio d'aglio tritato agitato e versato sull'insalata mescolata assieme alle cimette di cavolo...mi piace lasciare le foglie di insalata molto grandi a volte intere, al resto ho aggiunto le polpettine di cavolfiore e crostini del mio pane della settimana prima saltati in padella con olio sale e ramerino accompagnato con ovetto fresco fresco senza timbro e pancarrè homemade.

Cofana dishesonly

domenica 31 agosto 2014

L'isola nell'isola

La Sicilia è una terra ricca e fortunata, ma i siciliani spesso lo ignorano!! Lo ignorano quando riempiono i carrelli con prodotti di fattura e provenienza incerta, lo ignorano quando le mamme danno con fiducia ai propri figli intrugli omogeneizzati, disidratati, o biscotti imbustati e stipati negli scaffali dei supermercati confortate da pubblicità rassicuranti.


L'acquario


Tramonto da Ailanto
Io invece scopro giorno per giorno piccole realtà che faticano a decollare proprio perchè spiazzate da un mercato scorretto che riesce ad accalappiarsi una grossa fetta di popolazione. Piccoli tesori nascosti in ogni antro dell'isola che pochi conoscono, ma che rappresentano la nostra terra in lungo e in largo. In verità basterebbe viaggiare per l'isola e interssarsi alle piccole produzioni locali e si scoprirebbero una miriade di situazioni interessanti e davvero uniche nel loro genere, si potrebbe rischiare di incontrare gente che ha voglia di parlare del proprio lavoro di mostrarvelo in ogni fase della  produzione e sentirsi fortunati perchè questo al supermercato non può avvenire!!Siamo tornati dalla nostra vacanza ad Ustica qualche settimana fa e sono rimasta piacevolmente stupita da tanta bellezza, dalla prosperità di quegli antichi terreni vulcanici, il ricordo che porto dentro è davvero unico, sarà che mi stupisco per poco, sarà che amo la Sicilia ma devo dire che le persone conosciute in questo ultimo anno mi hanno fatto capire parecchie cose sul mondo che ci circonda.



Ustica è un'isola che ti accoglie a braccia aperte, ben organizzata e poco caotica: anche questo mi ha stupito pur essendo stata sua ospite nella settimana del ferragosto non ho avvertito per niente la pesantezza della massa impazzita di gente, tutto sembra essere ben ordinato e la gente accogliente, i servizi ben funzionanti. La riserva integrale è un mondo da scoprire giorno dopo giorno, pensate che pur vivendo strettamente a contatto con il mare da quando sono nata difficilmente mi sono imbattuta in un panorama subacqueo così variegato e "amico". Interessanti sono anche i trekking che purtroppo non abbiamo potuto fare, ma avendo intenzione di tornare in autunno inoltrato approfitterò del fresco di quei giorni per poter scoprire i nuovi sentieri, su Visit Ustica trovate gli itinerari da fare a piedoni.


simpaticamente burberi i pescatori puliscono il nostro pesce
Ustica offre una miriade di prodotti biologici ai suoi ospiti, di pesce freschissimo per il quale vale davvero la pena spendere qualche ora della mattina: già perchè ad Ustica non esistono le pescherie, per cui si va direttamente al porto la mattina presto e lì si aspetta il rientro delle barche, ma non tutte allo stesso orario e tutte con pesce più o meno diverso, da qui la simpatica corsa a chi deve accaparrarsi la prima scelta...piatto ufficiale di cui tutti vanno ghiotti sono i gamberetti di nassa, il parapandolo ossia il piccolo gamberetto rosa è particolarmente saporito e ovviamente è da mangiare con tutto il carapace panato nella farina e poi fritto....vi assicuro che è molto difficile fermarsi, pesci da brodo come scorfani e mustie, seppie meravigliose e gronchi. Tramonti fantastici invece si osservano dal locale Ailanto con divanetti e sedie immersi nella natura ma stateci lontani dopo l'orario dell'aperitivo a meno che non abbiate voglia di discoteca :-s
Aperitivi con vista su natura incontaminata al faro, in cui andare anche per un bagnetto al tramonto oltre che durante la giornata se avete dietro marmocchietti.



Ma la regina incontrastata, quella per cui l'isola è conosciuta agli intenditori anche in ambito italiano , è la micro lenticchia, dal sapore delicato, soda e che profuma di amore e sacrificio. La Signora Nunzia e il marito proprietari dell' azienda agricola Pagliuzzo ci hanno raccontato quanto sia difficile portare avanti un' azienda e soprattutto ci hanno mostrato che il loro lavoro è un lavoro "vero" fatto con pazienza e rigorosamente manuale, assieme al figlio curano la produzione di legumi e di ortaggi biologici, e ciò che rende questa gente unica è la costanza e presenza in azienda, la signora Nunzia e il marito puliscono e setacciano le lenticchie che poi vengono distese al sole ad asciugare e successivamente imbustate. La naturalezza con cui i compiti vengono svolti, la pacatezza e serenità mi hanno seriamente spiazzato, oltre alla produzione di legumi i Signori Mancuso hanno anche una struttura ricettiva per cui le cose da fare non mancano, ma il sorriso di Nunzia non si può dimenticare.



Nunzia mi racconta che le piccole lenticchie non hanno bisogno di ammollo, ma possono essere cotte con l'aggiunta di un pizzico di bicarbonato, facendo una zuppa a base di aglio cipolla, patate e verdure di stagione. Fino a qualche anno fa le lenticchie venivano spagliate interamente a mano e da poco hanno introdotto una trebbia, ma devo dire che il racconto della spagliatura manuale è davvero molto suggestiva: si passa sui cespuglietti di lenticchie con pietre trascinate dagli asini e dopo i cespuglietti vengono lanciati in aria in modo che il vento separi la pianta dalla lenticchietta...insomma a dir poco poetico ed emozionante



Fieri del loro lavoro lasciano spazio alla nostra curiosità, e girando ci si rende conto che ogni cosa ha il suo tempo, il metodo, la sua costanza e il suo periodo. Scopriamo che i Signori Mancuso sono anche produttori di cicerchie, piccoli fagioli cannellini davvero ottimi e fave secche che in attesa dell'arrivo della fredda stagione riposano nella mia dispensa.





Producono anche verdure stagionali a cui non si fa  nessuna pressione per farle crescere ma che vengono trattate quasi come esseri umani un po' dispettosi: Nunzia infatti diceva che le melanzane a causa del clima strano di questa estate non sono riuscite a raggiungere la maturazione ottimale nel periodo in cui l'affluenza turistica era al massimo e dunque essere vendute facilmente, ma la maturazione la raggiungeranno a settembre quando il turismo sarà diminuito. Tutto questo mi fa capire quanto sia importante conoscere la natura e i suoi capricci e in qualche modo seppur da lontano poter percepire le difficoltà giornaliere che il lavoro nei campi comporta.



Nulla va perduto, così alla  mia seconda visita trovo Nunzia e il marito a pulire le mandorle che da fresche diventeranno secche circondati da qualche amico che torna sull'isola nel periodo estivo e che passa a trovarli scambiando quattro chiacchiere al riparo dal sole. Nunzia mi racconta dei grappoli di pomodori di cui l'isola è piena, si trovano appesi fuori dalle case e mi dice che sono pomodori che poi verranno consumati in inverno ma che non seccheranno perchè il particolare intreccio fatto in modo consapevole permette di avere il circolo d'aria necessario per non farli seccare, e soprattutto cascare dal grappolo...inutile dirvi che avrei voluto provarci ma per farlo è necessaria una certa competenza e dei pomodori che abbiano il giusto grado di maturazione . Insomma spero di poterne capire di più la prossima volta.


Mi piacerebbe tanto tornare a dicembre per la semina e successivamente a giugno per la raccolta delle lenticchie, e pensare che ho scoperto Ustica alla veneranda età di 32 anni e che l'isola si trova a soli 60 km da Palermo, facilissima da raggiungere e soprattutto ideale per una fuga dalla città anche in altre stagioni dell'anno e non solo in estate.



Ustica è una riserva naturale, ed una parte è addirittura riserva integrale, quindi guardatevi bene dall'usare fucili acquatici,canne da pesca o semplicemente la lenza. Siate rispettosi dell'ambiente circostante perchè a volte anche in zona A o B si trovano stecchetti di lecca lecca, incarti di merendine, e altri scarti umani...anche se questa attenzione bisognerebbe averla in qualsiasi luogo!!



Cicerchie dell'azienda Pagliuzzo
Indirizzi utili:

Il Faro e la baietta

mercoledì 19 marzo 2014

Le sfince di San Giuseppe

Noi palermitani siamo proprio devoti a questo Santo, la festa è un grande evento come lo è Santa Lucia con le sue arancine, lo è così tanto che le pasticcerie cominciano a blindarsi molto tempo prima ed essere così pronte alla razia di questi giorni.


La festa di San Giuseppe ha radici lontane e sicuramente pagane, la vigilia del 19 si accatastano pile di legna per la tradizionale vampa, ci si riunisce attorno al fuoco in prossimità dell'equinozio di primavera, celebrando così la rinascita della vita, propiziando buoni raccolti, pascoli e tutto quello che legava la vita e il lavoro dell'uomo ai capricci della natura.


A Palermo il Santo si festeggia con il tradizionale minestrone a base di fagioli ceci, castagne secche e finocchietto selvatico, la pagnotta di pane con il taglio a croce e i semi di finocchio e infine per concludere il pasto le lussuriosissime sfince...l'impasto delle sfince è molto simile a quello della pasta choux nell'esecuzione, ma molto più consistente nel risultato prima della cottura.


E' molto interessante anche il metodo di cottura delle sfince, lungo e laborioso, ma ovviamente necessario per ottenere un buon prodotto, asciutto e che in cottura è gonfiato il doppio se non il triplo. Come il 95% delle ricette siciliane anche quella delle sfince contiene strutto, e a rigor di tradizione dovrebbero essere fritte nello strutto...io scelgo di non cambiare la ricetta e mantenere il grasso nell'impasto, ma friggo in olio di semi, in fin dei conti il risultato non è poi così diverso. Le sfince si mangiano ricoperte di crema di ricotta, semplice o con l'aggiunta di scorza di arancia o cannella, scaglie di buon cioccolato fondente e scorzette di arancia candite, pistacchi tritati a decorare il tutto


Sfince di San Giuseppe
250 g di acqua
250 g di farina 00
50 g di strutto
260 g di uova intere (circa 5)
sale
abbondante olio di semi di girasole per friggere

Per la crema di ricotta 
500 g di ricotta di pecora
125 g di zucchero
100 g di cioccolato fondente al 70%
cannella e scorza d'arancia a sentimento
scorze d'arancia candite 
granella di pistacchi
zucchero a velo


La sera prima, mettere la ricotta a scolare. La mattina passare al setaccio la ricotta e unire lo zucchero, il cioccolato tritato e gli aromi. Far riposare qualche ora la crema di ricotta in frigo in modo da far sciogliere completamente i granelli di zucchero.
In un pentolino mettere l'acqua, lo strutto e il sale portare ad ebollizione, versare in una sola volta la farina e mescolare con un leccapentole, fin quando non ci saranno più grumi di farina e si sarà formata una palla di impasto, riportare sul fuoco e, mescolando, far sfrigolare l'impasto per qualche secondo. Versare il tutto il planetaria e azionare la macchina con la frusta, aggiungere le uova poco per volta fino al completo assorbimento dei liquidi. Intanto riscaldiamo l'olio, la temperatura non deve essere alta altrimenti le sfince tuffate dentro l'olio caldissimo si cuocerebbero soltanto all'esterno e non gonfierebbero. La cottura si divide in due momenti, e per questo sarebbe opportuno avere due pentole d'olio: una a bassa temperatura ed una a temperatura alta per farle imbiondire, come del resto si fa in pasticceria...ma in grande con friggitrici gigantesche...con una sola pentola bisogna fare molta attenzione e giocare con la fiamma, a volte addirittura è anche necessario spegnerla. Preleviamo dalla ciotola della planetaria con l'aiuto di due cucchiai piccole quantità di impasto, tuffiamole nell'olio e mescoliamo con la schiumarola, quando le palline cominceranno ad essere più consistenti dare piccoli colpetti dall'alto verso il basso alle palline con il bordo della schiumarola a questo punto le palline dovrebbero "aprirsi" gonfiare enormemente e assumere la caratteristica forma...è il momento di alzare la fiamma e farle colorare. Giocate così con l'impasto facendo attenzione alle temperature dell'olio, tra una frittura e un'altra spegnere la fiamma e se è il caso tuffare le sfince nella pentola a fuoco spento...il procedimento è lungo e anche 250 g di farina risulta essere una quantità enorme, per i tempi di cottura che sono dilatatissimi...con questa dose più o meno otterrete una trentina di minisfince prelevando poco più di mezzo cucchiaio di impasto. Quando le sfince si saranno freddate farcirle in superficie con una generosa cucchiaiata di crema di ricotta decorare con una scorzetta d'arancia un po' di granella di pistacchi ed una spolverata di zucchero a velo. 



Nonostante la ricetta sia lunga e laboriosa , vi assicuro che la fatica verrà ripagata da un dolce unico nel suo genere...del resto non si preparano sfince tutti i giorni e a me piace che sia un piccolo lusso che ci si concede ogni tanto.

lunedì 10 marzo 2014

Lo sfoglio delle Madonie

Lo sfoglio e' un dolce tipico siciliano tanto quanto la cassata e il cannolo, ossia i fratelli piu' conosciuti e inflazionati, svenduti e a volte mal fatti...quelli che trovi ovunque in Sicilia da est a ovest da nord a sud....bhe io oggi vi parlo di una chicca che la Sicilia custodisce al suo interno tra montagne innvevate in inverno e fresche in estate. E' il parco delle Madonie con le sue rocche e i borghetti di pietra...vi avevo gia parlato di questi piccoli borghetti nella provincia di Petralia che a sua volta fa provincia di Palermo, e forse probabilmente non mi stanchero' mai di ripetere quanto sono belli i paesaggi che si incontrano per strada, l'aria che si respira, il freddo della montagna, i paeselli abbarbicati sui cocuzzoli dei monti, il verde delle colline, i fiori appena sbocciati che ricoprono i prati, il profumo della campagna, i riposini all'ombra di una quercia, l'odore dell'acqua di fiume..

Il monte Quacella dall'autostrada fa come da scudo ai piccoli e antichi paesi madoniti, come se si nascondessero alle sue spalle, ma procedendo dagli svincoli ecco che la vista si apre su montagne e collinette, paesi, borgate, bagli...ecco che si inizia a scorgere la neve di piano battaglia e a volte la nuvoletta grigia sopra ...la neve che degrada  e che via via si fa sempre meno fitta verso le pendici..

Petralia soprana e sottana, Gangi, Polizzi Generosa sono dei "grandi centri abitati" molto belli e caratteristici, bello fermarsi sui loro belvederi, e se la stagione lo permette fermarsi a guardare il tramonto sulle vallate. Il castello di Sperlinga, ammirare dalla strada che da Petralia porta a Piano Battaglia le isole Eolie una ad una a volte nitide a volte dai contorni sbiaditi dalla nebbia
Se per caso o per fortuna passaste da quelle parti non dimenticate i borghetti...in questo periodo e' bellissimo attraversare le collinette su cui sorgono i borghetti, sono verde brillante tempestate dal bianco rosato dei fiori di mandorlo: uno spettacolo!!!Vi stavo raccontando dello sfoglio delle Madonie, ma come al solito mi piace divagare...riprendendo e arrotolando il filo del discorso, lo sfoglio e' molto simile nel suo aspetto ad una cassata infornata che altro non e' che frolla- ricotta -frolla. La crema di ricotta oltre allo zucchero puo' contenere anche la cannella, arancia candita, cioccolato in pizzetti. Lo Sfoglio Polizzano o delle Madonie e' invece farcito di tuma, un formaggio fresco non salato e non stagionato che puo' essere sia di pecora che di mucca




Dopo averlo provato, la curiosita' di sapere come esattamente si facesse questo dolce si era insinuata da un po' nella mia testolina, cosi' dopo aver letto ricette tutte piu' o meno simili e aver sgranato gli occhi alla voce " zucchero g..." ho deciso di modellare una mia personalissima versione. Vi dico gia da subito che la tuma usata non e' di pecora ma di latte vaccino, ho usato anche una ricotta molto asciutta avendo avuto la fortuna di poter provare entrambi i formaggi fatti dalla mamma di un nostro amico  che e' uno dei proprietari di Agroverdi. Quindi ho pensato che potessero convivere nello stesso dolce e il risultato e' stato davvero ottimo.




E devo dire che preferisco di gran lunga lo sfoglio alla cassata, forse i fanatici inorridiranno, ma trovo questo dolce tipico delle Madonie molto piu' particolare della cassata infornata, con un sapore gradevole, anche se una condicio sine qua non e' che si debba avere un buon rapporto con la cannella
  

Per la frolla:
300 g di farina bianca
100 g di farina di semola di grano duro del mulino Alaimo di Petralia Soprana
100 g di strutto
100 g di burro
4 tuorli
5 g di lievito per dolci
100 g di zucchero
2 cucchiai di latte
scorza di limone non trattato
sale
Ho tagliato il burro in piccoli cubetti e lo strutto in piccoli pezzi, ho mescolato zucchero , farina, sale, lievito e scorza di un limone non trattato, ho versato farine e grassi in planetaria ho aggiunto i tuorli e avviato la planetaria con la foglia aggiungendo qualche cucchiaiata di latte freddo in modo da poter rendere l'impasto omogeneo dato che ho usato una farina di rimacino. Ho fatto riposare per circa mezz'ora in frigo.

Per il ripieno:
250 g di ricotta di pecora o di mucca molto asciutta
200 g di tuma fresca
20 g di zucchero
2 albumi
100 g di cioccolato fondente
15-20 g di cannella in polvere
la scorza di 1 arancia non trattata(la ricetta originale prevede la zuccata...io ho voluto evitare un CANDITO)
Grattugiare la tuma fresca e unirla alla ricotta e al miele, tagliare il cioccolato fondente in piccoli pezzi e mescolarlo ai formaggi, unendo anche la cannella e la scorza di arancia. Montare a neve i 2 albumi con i 20 g di zucchero e poco per volta unirli alla crema. Stendere una sfoglia non troppo sottile di frolla, adagiarla sul fondo della tortiera farcire con la crema e ricoprire con un altro strato di sfoglia, sigillare il tutto cercando di eliminare la frolla in eccesso evitando cosi' parti troppo spesse che necessiterebbero di una cottura piu' lunga. Infornare a circa 180 gradi per 40 minuti circa.

P.S. lo sfoglio si gusta freddo, e con il passare dei giorni diventa piu' buono, ma vi assicuro che anche tiepido e' strepitoso ;-)



venerdì 14 febbraio 2014

J'adore le citron...j'adore Pierre Hermè

 Quando entri nel piccolo negozietto di Hermè, non puoi fare a meno che rimanere di stucco per la precisione con cui ogni singola cosa è posizionata all'interno della vetrina oppure sugli scaffali, alla precisione con cui ogni piccolo dolce è uguale agli altri della stessa tipologia....bhè vorresti assaggiare davvero tutto, ma cerchi di resistere pensando che forse è meglio fare una selezione...Sono tornata a Parigi qualche anno fa, più che per visitare la città avevo voglia di perdermi tra le sue vie, volevo essenzialmente andare a zonzo, vedere quello che  non ero riuscita a vedere le volte precedenti, ma soprattutto vivere la citta' con la coscienza di un 'adulta.


 La mia carissima amica tarallucci e vino in quel periodo si trovava in Paris per lavoro, il che coincideva perfettamente con le mie ferie estive, ma soprattutto con la voglia di fuggire da Palermo...cosi' passai giorni bellissimi sia in sua compagnia sia da sola a gironzolare per vie e viuzze della citta', e mai potro' dimenticare le cenette sulle scale oppure le colazioni super preparate dalla mia amica...cosi' come rimarra' per sempre nella memoria la buonissima crema di speculoos, il suo gelato alla menta, la quantita' enorme di burro ingerita sotto forma di croissants e similari, Candelaria...Era pomeriggio ed ero in sua compagnia in direzione rue Bonaparte al numero 72  Bottega Pierre Herme'...fila fuori? Fortunatamente poca...la nostra selezione di dolci: plaisir sucre', desire' , tarte au citron, 2000 feuilles, il macarons piu' strano che avevano arancia cetriolo, mandarino e olio di oliva...li abbiamo mangiati tutti nel bellissimo Jardin du Luxembourg...la tarte au citrone aveva qualcosa che mai potro' dimenticare: la perfezione della semplicita'!!!!Apparentemente un dolce banale che trovi in tutte le boulangerie parigine, e proprio per questo difficile: il sapore del limone per niente fastidioso, la pate sucree supercroccante, le scorzette delicate....come si puo' rimanere indifferenti a tanta bonta'? Tutto il resto: il cioccolato e' cioccolato, la 2milafoglie fantasticamente buona e fantasticamente gigante, il desire' delicato ed etereo...a distanza di un anno e piu'  ci provo anch'io caro Pierre Herme', anche perche' a Parigi avevo comprato degli anelli adatti di varie dimensioni e alti 1 cm...non sara' uguale, magari un po' imperfetta, ma vi posso assicurare che a Palermo e' un valido sostituto...la ricetta e'  della francesissima mercotte



Per la pate sucree ( P. Herme')
250 g di farina 00
140 g di burro atemperatura ambiente
75 g di zucchero a velo
25 g di farina di mandorle
1 pizzico di fior di sale
1 uovo
la scorza di 1 limone
Mescolare il burro pomata con lo zucchero a velo e le zeste di limone, aggiungere l'uovo e le farine con il sale.Lasciaare riposare in frigo perun paio d'ore. Rivestire gli anelli formando prima la base e poi ricavare delle strisce che andranno a ricoprire i bordi dell'anello. Cuocere 12- 15 minuti a 180° .

Per la crema
8 cl di succo di limone e zeste
100 g di zucchero
 2 uova
100 g di burro
Mescolare lo zucchero alle zeste e lasciare riposare 10minuti. Aggiungere il succo di limone le due uova e far cucinare a bagnomaria fin quando la crema non comincia arapprendersi (circa 83°) continuando a mescolare. Lasciare freddare e a 35° e unire 100 g di burro. Fare freddare completamente in frigo e poi riempire le tartellette

Per le zeste candite ho semplicemente pelato i limoni tagliato la scorza della grandezza desiderata, fatta cuocere in acqua fredda e portata a bollore per tre volte cambiando l'acqua ogni volta e fatto uno sciroppo di acqua e zucchero e semi di vaniglia aggiunto le scorze e fatto cucinare fino a quando lo sciroppo non si sia ridotto