domenica 31 agosto 2014

L'isola nell'isola

La Sicilia è una terra ricca e fortunata, ma i siciliani spesso lo ignorano!! Lo ignorano quando riempiono i carrelli con prodotti di fattura e provenienza incerta, lo ignorano quando le mamme danno con fiducia ai propri figli intrugli omogeneizzati, disidratati, o biscotti imbustati e stipati negli scaffali dei supermercati confortate da pubblicità rassicuranti.


L'acquario


Tramonto da Ailanto
Io invece scopro giorno per giorno piccole realtà che faticano a decollare proprio perchè spiazzate da un mercato scorretto che riesce ad accalappiarsi una grossa fetta di popolazione. Piccoli tesori nascosti in ogni antro dell'isola che pochi conoscono, ma che rappresentano la nostra terra in lungo e in largo. In verità basterebbe viaggiare per l'isola e interssarsi alle piccole produzioni locali e si scoprirebbero una miriade di situazioni interessanti e davvero uniche nel loro genere, si potrebbe rischiare di incontrare gente che ha voglia di parlare del proprio lavoro di mostrarvelo in ogni fase della  produzione e sentirsi fortunati perchè questo al supermercato non può avvenire!!Siamo tornati dalla nostra vacanza ad Ustica qualche settimana fa e sono rimasta piacevolmente stupita da tanta bellezza, dalla prosperità di quegli antichi terreni vulcanici, il ricordo che porto dentro è davvero unico, sarà che mi stupisco per poco, sarà che amo la Sicilia ma devo dire che le persone conosciute in questo ultimo anno mi hanno fatto capire parecchie cose sul mondo che ci circonda.



Ustica è un'isola che ti accoglie a braccia aperte, ben organizzata e poco caotica: anche questo mi ha stupito pur essendo stata sua ospite nella settimana del ferragosto non ho avvertito per niente la pesantezza della massa impazzita di gente, tutto sembra essere ben ordinato e la gente accogliente, i servizi ben funzionanti. La riserva integrale è un mondo da scoprire giorno dopo giorno, pensate che pur vivendo strettamente a contatto con il mare da quando sono nata difficilmente mi sono imbattuta in un panorama subacqueo così variegato e "amico". Interessanti sono anche i trekking che purtroppo non abbiamo potuto fare, ma avendo intenzione di tornare in autunno inoltrato approfitterò del fresco di quei giorni per poter scoprire i nuovi sentieri, su Visit Ustica trovate gli itinerari da fare a piedoni.


simpaticamente burberi i pescatori puliscono il nostro pesce
Ustica offre una miriade di prodotti biologici ai suoi ospiti, di pesce freschissimo per il quale vale davvero la pena spendere qualche ora della mattina: già perchè ad Ustica non esistono le pescherie, per cui si va direttamente al porto la mattina presto e lì si aspetta il rientro delle barche, ma non tutte allo stesso orario e tutte con pesce più o meno diverso, da qui la simpatica corsa a chi deve accaparrarsi la prima scelta...piatto ufficiale di cui tutti vanno ghiotti sono i gamberetti di nassa, il parapandolo ossia il piccolo gamberetto rosa è particolarmente saporito e ovviamente è da mangiare con tutto il carapace panato nella farina e poi fritto....vi assicuro che è molto difficile fermarsi, pesci da brodo come scorfani e mustie, seppie meravigliose e gronchi. Tramonti fantastici invece si osservano dal locale Ailanto con divanetti e sedie immersi nella natura ma stateci lontani dopo l'orario dell'aperitivo a meno che non abbiate voglia di discoteca :-s
Aperitivi con vista su natura incontaminata al faro, in cui andare anche per un bagnetto al tramonto oltre che durante la giornata se avete dietro marmocchietti.



Ma la regina incontrastata, quella per cui l'isola è conosciuta agli intenditori anche in ambito italiano , è la micro lenticchia, dal sapore delicato, soda e che profuma di amore e sacrificio. La Signora Nunzia e il marito proprietari dell' azienda agricola Pagliuzzo ci hanno raccontato quanto sia difficile portare avanti un' azienda e soprattutto ci hanno mostrato che il loro lavoro è un lavoro "vero" fatto con pazienza e rigorosamente manuale, assieme al figlio curano la produzione di legumi e di ortaggi biologici, e ciò che rende questa gente unica è la costanza e presenza in azienda, la signora Nunzia e il marito puliscono e setacciano le lenticchie che poi vengono distese al sole ad asciugare e successivamente imbustate. La naturalezza con cui i compiti vengono svolti, la pacatezza e serenità mi hanno seriamente spiazzato, oltre alla produzione di legumi i Signori Mancuso hanno anche una struttura ricettiva per cui le cose da fare non mancano, ma il sorriso di Nunzia non si può dimenticare.



Nunzia mi racconta che le piccole lenticchie non hanno bisogno di ammollo, ma possono essere cotte con l'aggiunta di un pizzico di bicarbonato, facendo una zuppa a base di aglio cipolla, patate e verdure di stagione. Fino a qualche anno fa le lenticchie venivano spagliate interamente a mano e da poco hanno introdotto una trebbia, ma devo dire che il racconto della spagliatura manuale è davvero molto suggestiva: si passa sui cespuglietti di lenticchie con pietre trascinate dagli asini e dopo i cespuglietti vengono lanciati in aria in modo che il vento separi la pianta dalla lenticchietta...insomma a dir poco poetico ed emozionante



Fieri del loro lavoro lasciano spazio alla nostra curiosità, e girando ci si rende conto che ogni cosa ha il suo tempo, il metodo, la sua costanza e il suo periodo. Scopriamo che i Signori Mancuso sono anche produttori di cicerchie, piccoli fagioli cannellini davvero ottimi e fave secche che in attesa dell'arrivo della fredda stagione riposano nella mia dispensa.





Producono anche verdure stagionali a cui non si fa  nessuna pressione per farle crescere ma che vengono trattate quasi come esseri umani un po' dispettosi: Nunzia infatti diceva che le melanzane a causa del clima strano di questa estate non sono riuscite a raggiungere la maturazione ottimale nel periodo in cui l'affluenza turistica era al massimo e dunque essere vendute facilmente, ma la maturazione la raggiungeranno a settembre quando il turismo sarà diminuito. Tutto questo mi fa capire quanto sia importante conoscere la natura e i suoi capricci e in qualche modo seppur da lontano poter percepire le difficoltà giornaliere che il lavoro nei campi comporta.



Nulla va perduto, così alla  mia seconda visita trovo Nunzia e il marito a pulire le mandorle che da fresche diventeranno secche circondati da qualche amico che torna sull'isola nel periodo estivo e che passa a trovarli scambiando quattro chiacchiere al riparo dal sole. Nunzia mi racconta dei grappoli di pomodori di cui l'isola è piena, si trovano appesi fuori dalle case e mi dice che sono pomodori che poi verranno consumati in inverno ma che non seccheranno perchè il particolare intreccio fatto in modo consapevole permette di avere il circolo d'aria necessario per non farli seccare, e soprattutto cascare dal grappolo...inutile dirvi che avrei voluto provarci ma per farlo è necessaria una certa competenza e dei pomodori che abbiano il giusto grado di maturazione . Insomma spero di poterne capire di più la prossima volta.


Mi piacerebbe tanto tornare a dicembre per la semina e successivamente a giugno per la raccolta delle lenticchie, e pensare che ho scoperto Ustica alla veneranda età di 32 anni e che l'isola si trova a soli 60 km da Palermo, facilissima da raggiungere e soprattutto ideale per una fuga dalla città anche in altre stagioni dell'anno e non solo in estate.



Ustica è una riserva naturale, ed una parte è addirittura riserva integrale, quindi guardatevi bene dall'usare fucili acquatici,canne da pesca o semplicemente la lenza. Siate rispettosi dell'ambiente circostante perchè a volte anche in zona A o B si trovano stecchetti di lecca lecca, incarti di merendine, e altri scarti umani...anche se questa attenzione bisognerebbe averla in qualsiasi luogo!!



Cicerchie dell'azienda Pagliuzzo
Indirizzi utili:

Il Faro e la baietta

mercoledì 19 marzo 2014

Le sfince di San Giuseppe

Noi palermitani siamo proprio devoti a questo Santo, la festa è un grande evento come lo è Santa Lucia con le sue arancine, lo è così tanto che le pasticcerie cominciano a blindarsi molto tempo prima ed essere così pronte alla razia di questi giorni.


La festa di San Giuseppe ha radici lontane e sicuramente pagane, la vigilia del 19 si accatastano pile di legna per la tradizionale vampa, ci si riunisce attorno al fuoco in prossimità dell'equinozio di primavera, celebrando così la rinascita della vita, propiziando buoni raccolti, pascoli e tutto quello che legava la vita e il lavoro dell'uomo ai capricci della natura.


A Palermo il Santo si festeggia con il tradizionale minestrone a base di fagioli ceci, castagne secche e finocchietto selvatico, la pagnotta di pane con il taglio a croce e i semi di finocchio e infine per concludere il pasto le lussuriosissime sfince...l'impasto delle sfince è molto simile a quello della pasta choux nell'esecuzione, ma molto più consistente nel risultato prima della cottura.


E' molto interessante anche il metodo di cottura delle sfince, lungo e laborioso, ma ovviamente necessario per ottenere un buon prodotto, asciutto e che in cottura è gonfiato il doppio se non il triplo. Come il 95% delle ricette siciliane anche quella delle sfince contiene strutto, e a rigor di tradizione dovrebbero essere fritte nello strutto...io scelgo di non cambiare la ricetta e mantenere il grasso nell'impasto, ma friggo in olio di semi, in fin dei conti il risultato non è poi così diverso. Le sfince si mangiano ricoperte di crema di ricotta, semplice o con l'aggiunta di scorza di arancia o cannella, scaglie di buon cioccolato fondente e scorzette di arancia candite, pistacchi tritati a decorare il tutto


Sfince di San Giuseppe
250 g di acqua
250 g di farina 00
50 g di strutto
260 g di uova intere (circa 5)
sale
abbondante olio di semi di girasole per friggere

Per la crema di ricotta 
500 g di ricotta di pecora
125 g di zucchero
100 g di cioccolato fondente al 70%
cannella e scorza d'arancia a sentimento
scorze d'arancia candite 
granella di pistacchi
zucchero a velo


La sera prima, mettere la ricotta a scolare. La mattina passare al setaccio la ricotta e unire lo zucchero, il cioccolato tritato e gli aromi. Far riposare qualche ora la crema di ricotta in frigo in modo da far sciogliere completamente i granelli di zucchero.
In un pentolino mettere l'acqua, lo strutto e il sale portare ad ebollizione, versare in una sola volta la farina e mescolare con un leccapentole, fin quando non ci saranno più grumi di farina e si sarà formata una palla di impasto, riportare sul fuoco e, mescolando, far sfrigolare l'impasto per qualche secondo. Versare il tutto il planetaria e azionare la macchina con la frusta, aggiungere le uova poco per volta fino al completo assorbimento dei liquidi. Intanto riscaldiamo l'olio, la temperatura non deve essere alta altrimenti le sfince tuffate dentro l'olio caldissimo si cuocerebbero soltanto all'esterno e non gonfierebbero. La cottura si divide in due momenti, e per questo sarebbe opportuno avere due pentole d'olio: una a bassa temperatura ed una a temperatura alta per farle imbiondire, come del resto si fa in pasticceria...ma in grande con friggitrici gigantesche...con una sola pentola bisogna fare molta attenzione e giocare con la fiamma, a volte addirittura è anche necessario spegnerla. Preleviamo dalla ciotola della planetaria con l'aiuto di due cucchiai piccole quantità di impasto, tuffiamole nell'olio e mescoliamo con la schiumarola, quando le palline cominceranno ad essere più consistenti dare piccoli colpetti dall'alto verso il basso alle palline con il bordo della schiumarola a questo punto le palline dovrebbero "aprirsi" gonfiare enormemente e assumere la caratteristica forma...è il momento di alzare la fiamma e farle colorare. Giocate così con l'impasto facendo attenzione alle temperature dell'olio, tra una frittura e un'altra spegnere la fiamma e se è il caso tuffare le sfince nella pentola a fuoco spento...il procedimento è lungo e anche 250 g di farina risulta essere una quantità enorme, per i tempi di cottura che sono dilatatissimi...con questa dose più o meno otterrete una trentina di minisfince prelevando poco più di mezzo cucchiaio di impasto. Quando le sfince si saranno freddate farcirle in superficie con una generosa cucchiaiata di crema di ricotta decorare con una scorzetta d'arancia un po' di granella di pistacchi ed una spolverata di zucchero a velo. 



Nonostante la ricetta sia lunga e laboriosa , vi assicuro che la fatica verrà ripagata da un dolce unico nel suo genere...del resto non si preparano sfince tutti i giorni e a me piace che sia un piccolo lusso che ci si concede ogni tanto.

lunedì 10 marzo 2014

Lo sfoglio delle Madonie

Lo sfoglio e' un dolce tipico siciliano tanto quanto la cassata e il cannolo, ossia i fratelli piu' conosciuti e inflazionati, svenduti e a volte mal fatti...quelli che trovi ovunque in Sicilia da est a ovest da nord a sud....bhe io oggi vi parlo di una chicca che la Sicilia custodisce al suo interno tra montagne innvevate in inverno e fresche in estate. E' il parco delle Madonie con le sue rocche e i borghetti di pietra...vi avevo gia parlato di questi piccoli borghetti nella provincia di Petralia che a sua volta fa provincia di Palermo, e forse probabilmente non mi stanchero' mai di ripetere quanto sono belli i paesaggi che si incontrano per strada, l'aria che si respira, il freddo della montagna, i paeselli abbarbicati sui cocuzzoli dei monti, il verde delle colline, i fiori appena sbocciati che ricoprono i prati, il profumo della campagna, i riposini all'ombra di una quercia, l'odore dell'acqua di fiume..

Il monte Quacella dall'autostrada fa come da scudo ai piccoli e antichi paesi madoniti, come se si nascondessero alle sue spalle, ma procedendo dagli svincoli ecco che la vista si apre su montagne e collinette, paesi, borgate, bagli...ecco che si inizia a scorgere la neve di piano battaglia e a volte la nuvoletta grigia sopra ...la neve che degrada  e che via via si fa sempre meno fitta verso le pendici..

Petralia soprana e sottana, Gangi, Polizzi Generosa sono dei "grandi centri abitati" molto belli e caratteristici, bello fermarsi sui loro belvederi, e se la stagione lo permette fermarsi a guardare il tramonto sulle vallate. Il castello di Sperlinga, ammirare dalla strada che da Petralia porta a Piano Battaglia le isole Eolie una ad una a volte nitide a volte dai contorni sbiaditi dalla nebbia
Se per caso o per fortuna passaste da quelle parti non dimenticate i borghetti...in questo periodo e' bellissimo attraversare le collinette su cui sorgono i borghetti, sono verde brillante tempestate dal bianco rosato dei fiori di mandorlo: uno spettacolo!!!Vi stavo raccontando dello sfoglio delle Madonie, ma come al solito mi piace divagare...riprendendo e arrotolando il filo del discorso, lo sfoglio e' molto simile nel suo aspetto ad una cassata infornata che altro non e' che frolla- ricotta -frolla. La crema di ricotta oltre allo zucchero puo' contenere anche la cannella, arancia candita, cioccolato in pizzetti. Lo Sfoglio Polizzano o delle Madonie e' invece farcito di tuma, un formaggio fresco non salato e non stagionato che puo' essere sia di pecora che di mucca




Dopo averlo provato, la curiosita' di sapere come esattamente si facesse questo dolce si era insinuata da un po' nella mia testolina, cosi' dopo aver letto ricette tutte piu' o meno simili e aver sgranato gli occhi alla voce " zucchero g..." ho deciso di modellare una mia personalissima versione. Vi dico gia da subito che la tuma usata non e' di pecora ma di latte vaccino, ho usato anche una ricotta molto asciutta avendo avuto la fortuna di poter provare entrambi i formaggi fatti dalla mamma di un nostro amico  che e' uno dei proprietari di Agroverdi. Quindi ho pensato che potessero convivere nello stesso dolce e il risultato e' stato davvero ottimo.




E devo dire che preferisco di gran lunga lo sfoglio alla cassata, forse i fanatici inorridiranno, ma trovo questo dolce tipico delle Madonie molto piu' particolare della cassata infornata, con un sapore gradevole, anche se una condicio sine qua non e' che si debba avere un buon rapporto con la cannella
  

Per la frolla:
300 g di farina bianca
100 g di farina di semola di grano duro del mulino Alaimo di Petralia Soprana
100 g di strutto
100 g di burro
4 tuorli
5 g di lievito per dolci
100 g di zucchero
2 cucchiai di latte
scorza di limone non trattato
sale
Ho tagliato il burro in piccoli cubetti e lo strutto in piccoli pezzi, ho mescolato zucchero , farina, sale, lievito e scorza di un limone non trattato, ho versato farine e grassi in planetaria ho aggiunto i tuorli e avviato la planetaria con la foglia aggiungendo qualche cucchiaiata di latte freddo in modo da poter rendere l'impasto omogeneo dato che ho usato una farina di rimacino. Ho fatto riposare per circa mezz'ora in frigo.

Per il ripieno:
250 g di ricotta di pecora o di mucca molto asciutta
200 g di tuma fresca
20 g di zucchero
2 albumi
100 g di cioccolato fondente
15-20 g di cannella in polvere
la scorza di 1 arancia non trattata(la ricetta originale prevede la zuccata...io ho voluto evitare un CANDITO)
Grattugiare la tuma fresca e unirla alla ricotta e al miele, tagliare il cioccolato fondente in piccoli pezzi e mescolarlo ai formaggi, unendo anche la cannella e la scorza di arancia. Montare a neve i 2 albumi con i 20 g di zucchero e poco per volta unirli alla crema. Stendere una sfoglia non troppo sottile di frolla, adagiarla sul fondo della tortiera farcire con la crema e ricoprire con un altro strato di sfoglia, sigillare il tutto cercando di eliminare la frolla in eccesso evitando cosi' parti troppo spesse che necessiterebbero di una cottura piu' lunga. Infornare a circa 180 gradi per 40 minuti circa.

P.S. lo sfoglio si gusta freddo, e con il passare dei giorni diventa piu' buono, ma vi assicuro che anche tiepido e' strepitoso ;-)



venerdì 14 febbraio 2014

J'adore le citron...j'adore Pierre Hermè

 Quando entri nel piccolo negozietto di Hermè, non puoi fare a meno che rimanere di stucco per la precisione con cui ogni singola cosa è posizionata all'interno della vetrina oppure sugli scaffali, alla precisione con cui ogni piccolo dolce è uguale agli altri della stessa tipologia....bhè vorresti assaggiare davvero tutto, ma cerchi di resistere pensando che forse è meglio fare una selezione...Sono tornata a Parigi qualche anno fa, più che per visitare la città avevo voglia di perdermi tra le sue vie, volevo essenzialmente andare a zonzo, vedere quello che  non ero riuscita a vedere le volte precedenti, ma soprattutto vivere la citta' con la coscienza di un 'adulta.


 La mia carissima amica tarallucci e vino in quel periodo si trovava in Paris per lavoro, il che coincideva perfettamente con le mie ferie estive, ma soprattutto con la voglia di fuggire da Palermo...cosi' passai giorni bellissimi sia in sua compagnia sia da sola a gironzolare per vie e viuzze della citta', e mai potro' dimenticare le cenette sulle scale oppure le colazioni super preparate dalla mia amica...cosi' come rimarra' per sempre nella memoria la buonissima crema di speculoos, il suo gelato alla menta, la quantita' enorme di burro ingerita sotto forma di croissants e similari, Candelaria...Era pomeriggio ed ero in sua compagnia in direzione rue Bonaparte al numero 72  Bottega Pierre Herme'...fila fuori? Fortunatamente poca...la nostra selezione di dolci: plaisir sucre', desire' , tarte au citron, 2000 feuilles, il macarons piu' strano che avevano arancia cetriolo, mandarino e olio di oliva...li abbiamo mangiati tutti nel bellissimo Jardin du Luxembourg...la tarte au citrone aveva qualcosa che mai potro' dimenticare: la perfezione della semplicita'!!!!Apparentemente un dolce banale che trovi in tutte le boulangerie parigine, e proprio per questo difficile: il sapore del limone per niente fastidioso, la pate sucree supercroccante, le scorzette delicate....come si puo' rimanere indifferenti a tanta bonta'? Tutto il resto: il cioccolato e' cioccolato, la 2milafoglie fantasticamente buona e fantasticamente gigante, il desire' delicato ed etereo...a distanza di un anno e piu'  ci provo anch'io caro Pierre Herme', anche perche' a Parigi avevo comprato degli anelli adatti di varie dimensioni e alti 1 cm...non sara' uguale, magari un po' imperfetta, ma vi posso assicurare che a Palermo e' un valido sostituto...la ricetta e'  della francesissima mercotte



Per la pate sucree ( P. Herme')
250 g di farina 00
140 g di burro atemperatura ambiente
75 g di zucchero a velo
25 g di farina di mandorle
1 pizzico di fior di sale
1 uovo
la scorza di 1 limone
Mescolare il burro pomata con lo zucchero a velo e le zeste di limone, aggiungere l'uovo e le farine con il sale.Lasciaare riposare in frigo perun paio d'ore. Rivestire gli anelli formando prima la base e poi ricavare delle strisce che andranno a ricoprire i bordi dell'anello. Cuocere 12- 15 minuti a 180° .

Per la crema
8 cl di succo di limone e zeste
100 g di zucchero
 2 uova
100 g di burro
Mescolare lo zucchero alle zeste e lasciare riposare 10minuti. Aggiungere il succo di limone le due uova e far cucinare a bagnomaria fin quando la crema non comincia arapprendersi (circa 83°) continuando a mescolare. Lasciare freddare e a 35° e unire 100 g di burro. Fare freddare completamente in frigo e poi riempire le tartellette

Per le zeste candite ho semplicemente pelato i limoni tagliato la scorza della grandezza desiderata, fatta cuocere in acqua fredda e portata a bollore per tre volte cambiando l'acqua ogni volta e fatto uno sciroppo di acqua e zucchero e semi di vaniglia aggiunto le scorze e fatto cucinare fino a quando lo sciroppo non si sia ridotto


domenica 9 febbraio 2014

Le meline di un paese speciale


Riuscire ad essere felice anche per le piccole cose che contornano la vita, non lasciarsi scappare la possibilità di sorridere, apprezzare ogni cosa bella più o meno evidente, piccola o grande che ci si presenta..le cose che mi rendono felice sono proprio quelle "normali": respirare all'aria aperta, sdraiarmi su un campo di grano al sole, passeggiare in silenzio per le viuzze di paesi che non condividono lo spazio-temporale della vita cittadina, avere la possibilità di allontanarmi spesso dal caos di una vita che a volte stento a seguire nonostante sia la mia, riuscire ad abbracciare mio fratello piccolo poco dopo essersi addormentato (...quando è sveglio è impossibile ;-)...) 


 Bhè è vero, sono felice se per comprare dei buoni prodotti io e il mio fidanzato facciamo tanti chilometri nel giro di poche ore, sono felice se i propietrai di agroverdi ci regalano delle meline colte da alberi che nella loro vita hanno assaporato il clima frizzante delle Madonie, cresciuti con il sole estivo e con il freddo intenso invernale e sono stati in compagnia di piccoli insetti liberi di muoversi attorno ad essi..in pace senza che la mano dell'uomo invadesse le loro vite se non alla fine del loro naturale percorso. Insomma so perfettamente che ogni tanto esagero con queste cose, che forse la mia idea bucolica di vita potrebbe non essere compresa...ma mi piacerebbe raccontarvi la piccola storia della scoperta dei borghi di petra. Qualche tempo fa, la necessità di fuggire dalla città era più forte del solito, avevo voglia di montagna, di silenzio, di pace, di vista sconfinata su verdi prati adagiati su dolci pendii...così presa la macchina e fondamentalmente senza nessuna precisa destinazione ci dirigiamo verso le Madonie, monti a cui sono profondamente legata per averli girati in lungo e in largo nel periodo in cui studiavo geologia. Scartiamo Petralia sin da subito , non perchè sia un brutto paese, anzi...ma semplicemente (adesso vi faccio ridere) perchè troppo popolata, ancora troppa gente attorno. Scartabellare pagine interet in macchina non è poi così semplice anche perchè il tempo passa in fretta, e in meno di niente ti ritrovi quasi a destinazione e senza un posto in cui dormire :-))))

Per le belle recensioni sui proprietari scegliamo la locanda di Cadì, in un piccolo borgo di petra dal nome quasi impronunciabile ..."Cipampini"...mai visto, mai sentito parlare prima di quel momento dei borghi di petra disseminati nel territorio delle Petralie, dalle foto sembrava proprio quello che cercavo. Proseguendo da Petralia verso Alimena, la vista si apre su collinette verdeggianti, e proseguendo sui loro dorsi si attraversano una miriade di piccoli complessi rurali in cui la vita sembra essersi fermata a 100 anni fa. Piccoli borghi di pietra ormai poco popolati, ma legati ancora a routine che hanno origini perdute nel tempo, coltivare , allevare seguendo i capricci del tempo...vivere un rapporto stretto e costante con la natura, dipendere da essa per l'abbondanza dei raccolti, per la salute degli animali...i gentilissimi propietari ci spiegano l'importanza di scegliere prodotti del territorio immediatamente vicino, l'importanza di aver abbandonato frenetiche vite cittadine in favore di una vita campestre lenta e quieta così come è lenta la cottura delle loro pietanze...Pipero ha ragione quando dice che a tavola il tempo si ferma, e mai come a Cipampini ho apprezzato questo modo di vivere il pranzo, tra chiacchiere e buon cibo e per la familiarità con cui si vive la locanda e i borghi si potrebbe stare seduti a quei tavoli per intere notti, interi pomeriggi, intere mattine dopo fantastiche colazioni con marmellate autoprodotte dai colori e sapori unici e con accostamenti particolari. I proprietari, Diego e Patrizia, supercittadini di origine, ma devoti alla vita bucolica ci danno tutte le indicazioni per poter comprare le cose buonissime che avevamo provato alla locanda. La gente che si incontra è sempre disponibile, ed ha sempre una gran voglia di raccontare il loro lavoro, ci tengono che i "visititatori" capiscano l'importanza di quello che fanno, che comprendano quanto sia diversa una verdura coltivata e gli animali allevati "naturalmente", le cose buone richiedono tempo e pazienza :la cosa giusta al posto giusto nella stagione giusta! Spesso sono tornata in questo mese e mezzo dalla scoperta dei borghetti di petra , e ogni volte la vista di quelle collinette con i piccoli paesi a decorare il tutto mi riempie il cuore, la piccola strada che ci porta a Case Verdi si snoda sul dorso delle collinette e quando il sole splende si ha voglia di fermarsi a guardare incantati quello che si ha attorno...così come all'imbrunire o nelle giornate fredde è bello stare a casa con la stufa a legna accesa: quello che si vede è altrettanto bello solo un po' piu malinconico e riflessivo...poi  mi chiedo chissà come la gente vive questa sorta di isolamento e penso che io invece vorrei scappare dalla città e loro possibilmente dai borghetti di pietra!Fortunatamente c'è chi rimane, c'è chi si trasferisce li dopo una vita frenetica e cittadina, c'è chi continua con passione i lavori dei propri antenati mantendo vivo  l'attaccamento alle radici e a tutto quello che risulta essere desueto, in città dimenticato: si fanno le ceste, piccoli lavori in legno, le scope (come le faceva la mia bis nonna) non per necessità ma per far vivere il ricordo di quello che era la vita 100 anni fa, per non perdere la manualità nel fare piccole opere d'arte altrimenti dimenticate. Ad agroverdi vado a comprare la carne, e i proprietari puntano su un piccolo allevamento di qualità a conduzione familiare..insomma sai cosa mangi, ma lo sai perchè lo vedi in tutte le fasi della sua ristretta produzione: dalla coltivazione alla raccolta! nei caseifici della zona, che per lo più hanno una produzione di formaggi di latte vaccino puoi trovare delle piccole tume fresche appena fatte. A Petralia puoi mangiare il profumatissimo sfoglio delle Madonie, una sorta di cassata al forno ripiena di tuma e cannella. Puoi provare i salumi di Paraula a Madonnuzza e prova anche i suoi wurstel, L'unica macelleria di Madonnuzza ha degli ovini di ottima qualità e delle salsicce secche fantastiche, una passeggiata a Case Verdi per conoscere i proprietari di agroverdi e provare la carne bovina e suina, e le loro verdure.. sono proprio loro che ieri ci hanno fatto dono di queste meline deliziose, io lavoro con il biologico e le meline ce le portano, ma vi posso assicurare che non sono paragonabili a queste per sapore, profumo e polpa indescrivibili...ed io non sono fan delle mele di solito!

Ed io che sono cuoco, che sono curiosa di indole, che non riesco a stare ferma, dopo 4 ore di macchina e aver pranzato alle 17, invitato amici a cena con cui condividere le prelibatezze acquistate...potevo non fare qualcosa con queste meline? Quello che subito mi passa per la testa è "linzer torte" mangiata e ammirata qualche settimana prima, fatta da Maruzza una mia grande amica che si occupa di cake design e di altre cose buone, ma io la marmellata di frutti di bosco non ce  l'ho e neanche ce la voglio mettere: ho delle meline profumatissime che non vedo l'ora di  usare. Opto per una composta semplicissima di mele con aggiunta di qualche goccia di limone e senza zucchero, l'impasto della linzer è dolce e con i frutti di bosco aspri si sposa bene, ma le mele sono già dolci per cui niente zucchero, la frolla è molto ricca perchè oltre ad essere speziata contiene anche farina di mandorle e il burro solito.
125 g farina 00
125 g farina di mandorle
125g burro
125 g zucchero (io ne ho messi 90g)
1 uovo
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di cacao amaro
sale
Tagliare il burro a cubetti, mescolare le farine con il sale e lo zucchero, la cannella e il cacao, unire il burro, sabbiare e aggiungere l'uovo impastare sino ad ottenere un impasto omogeneo, ma cercare di impastare il più breve tempo possibile. Lasciare riposare in frigo coperto da pellicola per un paio d'ore. Preparare la composta con una quindicina di mele, pelandole e privandole del torsolo, tagliarle in piccoli pezzi e lasciarle stufare con qualche goccia di limone e dell'acqua se necessario fin quando non saranno tenere, schiacciarle leggermente con la forchetta. Stendere con il mattarello uno strato di pasta e porlo all'interno di una tortiera, farcire con la composta. Stenede l'impasto rimanente, e ricavarne delle strisce che veranno posizionate ad icrocio sulla composta. Cuocere a 180° per 30-40 minuti....il giorno dopo è più buona ;-) inutile dirvi che le meline erano super!!! Inutile dirvi che mi scocciava fare i biscotti tondi!!